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Cobalti

 

Trovare il punto di partenza da cui si è formata la personalità artistica di Sara Pellegrini non è cosa semplice, tanto più che lei conserva dei ricordi risalenti al periodo dell'infanzia, in cui già esisteva una gran voglia di giocare con le carte veline, impiastricciandole con le colle e i colori.
Tuttavia scorrendo mucchi di schizzi risalenti al periodo immediatamente successivo all'Accademia, si distingue un momento di passaggio da un'indole creativa appena abbozzata a una forte identità artistica ed è il periodo in cui si impone prepotentemente sul foglio un segno dinamico blu cobalto.

 

La scelta di questa tonalità è istintiva e molto ha a che fare con il suo spirito arioso, aperto a tutte le possibilità che in quel momento ha da offrirgli la vita. Con la sua leggerezza, il cobalto diventa subito pretesto per approfondire uno studio sul movimento astratto, con cui l'autrice decide il definitivo abbandono della figura, pure sperimentata in Accademia durante il corso di Scultura tenuto da Augusto Perez. Man mano che la linea acquista spessore e con esso anche tutta una sua consistenza materica, il blu diventa sempre di più protagonista della scena e contemporaneamente elemento compositivo su cui basare i pesi e rendere giustizia all'equilibrio dell'opera.
Non c'è dubbio che alcuni esercizi sull'incontro punto-linea risentano della forte presenza nella vita di Pellegrini in quegli anni del maestro Achille Pace. A sua volta devoto alle lezioni del proprio maestro, il grande critico e storico dell'arte Giulio Carlo Argan, Pace insegna alla giovane termolese la differenza tra oggetto estetico e oggetto artistico: l'oggetto estetico risponde ai comuni canoni di bellezza, mentre l'oggetto artistico va oltre la finalità del bello, diventando subito molto più interessante da perseguire per gli artisti contemporanei.

 

Anche Sara Pellegrini costruisce una propria linea di ricerca sulla base di una concezione estetica del tutto personale, partendo dalla gradevolezza del blu cobalto per arrivare alla sua definitiva neutralizzazione. Infatti nell'arco di un triennio lei consuma letteralmente quel colore, fino a farlo sparire completamente e a sostituirlo con delicatissimi disegni su carta fatti con grafite e acrilico. La fascinazione del colore non è più necessaria, perché altro sta diventando il centro della sua ricerca: la materia in tutta la sua consistenza, capace di attrarre tutti i sensi dello spettatore.

 

Citazione Cobalti

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